Ho uno studio a Sarzana, in via Fiasella, tre stanze al primo piano: una centrale, cieca, un altro spazio con zona cucina e, soprattutto, la mia “stanza acquatica”. La chiamo così perché il pavimento ha il colore del fondo del mare, è la stanza dove principalmente lavoro.
Ho preso questo spazio, dopo anni di casa-studio in campagna, pensando di dover rimanere immersa nella natura per poter lavorare.

Queste stanze, non tanto luminose, un po' carbonare, ma allo stesso tempo non isolate, rappresentano la mia attuale dimensione, di vita e di lavoro.
Cammino tanto avanti e indietro nello studio per concentrarmi, i rumori di passi giù, nella strada, si sovrappongono al ritmo del mio camminare assorto. Un paio di volte l'anno apro lo studio al pubblico, creo momenti di incontro con musica e lettura. Mi interessa lo scambio, bastano la voglia di ascolto e attenzione perché nascano sempre nuove idee e relazioni.
Tutto parte dallo sguardo sulle cose e dai pensieri liberi che nascono dall'osservazione.
Anno dopo anno, nel mezzo di sperimentazioni con materiali diversi, ho trovato delle costanti nella mia ricerca, ho scoperto che per parlare di me non devo farlo direttamente, ma attraverso quello che cerco. Se dovessi fare un semplice elenco di elementi costanti nel mio lavoro, direi: aria, rami ,sassi, semi. Con l'attenzione allo spazio di ogni singolo particolare in relazione al tutto. Ogni giorno combatto per nuove soluzioni estetiche ed etiche. Finisco, ricomincio, lavoro a strati, veloce e poi lenta. I miei titoli dicono molto di me : “Due o tre cose che so di lei “, “L'archivio del vento”, “ La nebbia e una nuvola che non sa”, “Ci penso da lontano”, “Nuvola pesante”, “Il passo del tempo”. Leggo per scoprire parti del mondo che mi appartengono e che mi corrispondono. Per 10 anni ho lavorato principalmente con l'incisione in bianco e nero: una tecnica difficile, da dominare, piena di rituali e sequenze serrate che scandiscono un metodo di lavoro. In questi ultimi anni è tornato il colore, colore su carta, su tela, uso pigmenti puri spenti nella cenere. Gli azzurri, i celesti, mi ricordano luoghi e persone: mia nonna, il mare,il senso dell’infinito. Osservo e poi loro, i colori, le forme, si propagano senza che io decida. Io seguo semplicemente mentre loro si presentano.
Mi interessa quello che c'era prima di me, mi interessa la memoria come metafora del continuo fluire di pensieri, parole, ricordi e tracce.
I sassi i semi, spesso presenti nei miei lavori diventano simboli universali e personali allo stesso tempo. La memoria mi è necessaria per capire cosa fare di me e del mio tempo.
Il mio prossimo titolo potrebbe essere : “Come pensare al passo di qualcuno che non c'è”.
Quando vedo di passi solitari per strada sempre mi fermerei osservarli nella luce di quel momento.
Simona Lombardi 29, febbraio 2019