Come nasce un’idea? Che cos’è l’ispirazione?
Un’idea nasce da pensieri liberi, raccolti nei momenti piu’ disparati. La condizione dell’animo deve essere quella della leggerezza, del non pensiero. Mi aiuta la lettura,il paesaggio, i colori appena scende la luce del sole, due parole sradicate  dalla conversazione del tavolino a fianco al mio in un bar, un viaggio in autostrada con la musica alta. Piccoli flash improvvisi che aprono nuove idee da portare sul tavolino dello studio.

Raccontami questo ciclo di opere dal titolo  bellissimo e poetico? Come è nato?
Mio figlio, in tanti momenti da piccolo diceva  frasi molto profonde con l’innocenza di tutti i bambini. Abitiamo in campagna, un posto molto luminoso e penso abbiamo tutti noi, io e mie due figli, un buon allenamento alla luce solare che avvolge e illumina quello che ci circonda. In un giorno cupo, dopo la pioggia, c’era quel cielo grigio, con una nebbia densa e umida che avvolgeva tutte le cose, il mio bimbo mi chiese “ma cosa c’è oggi?”  “la nebbia" Risposi. E dopo poco mi disse: “per me la nebbia è una nuvola che non sa”.
Ecco, quella per me è stata una delle tante definizioni di un ‘immagine dove il sentimento e le sensazioni entrano e creano la giusta definizione di uno stato spirituale e nello stesso tempo materiale. La nebbia è una nuvola, ma non lo sa. 
Dopo anni ho sempre ricordato questa frase perché ho lavorato molto intorno al tema della consapevolezza, del non sapere che stato emotivo, spirituale e fisico essere in un preciso momento e a volte per  lungo periodo. E quella confusione, questa confusione , la nebbia, non fisica,  ma  interiore, quando avvolge troppo chiude la visuale e lascia sospensione.
Quando sa di essere nuvola, quando ne ha la consapevolezza allora comincia un bel
percorso e si scopre un mondo. La nuvola vola, si muove libera nell’aria.
In questo ciclo di opere, le scatole  di ferro, le tele, le sculture luminose, rientrano in questa tematica della mia ricerca, cio’ che è velato e cio’ che emerge, colori e forme dallo spazio nebbioso.

Mi parli della tecnica del tuo lavoro , che mi sembra molto interessante? 
Mi interessano i non colori, quelli poco definiti  e poi mi attirano molto i due opposti, il bianco e nero. Per anni ho lavorato con l’incisione solo per questo motivo: cercare, indagare, dal foglio bianco ai segni neri e profondi che una lastra incisa lascia come traccia su un foglio. Incidere è un lungo lavoro paziente, ma io sono una persona costante e dunque lentamente lavorare su una lastra mi crea un rituale meditavo. Quando arrivo alla pittura ho bisogno ancora di tempi lunghi, e dunque mescolo i colori con la cenere per spegnerli, raggrumarli, opacizzarli. Sovrappongo stoffe e carte per lavorare intorno alla memoria dei materiali naturali, alle radici interiori che vengono fuori mentre lavoro.

Con che aggettivi ti presenteresti ad un estraneo?
Primo stare da sola, poi mescolarmi al mondo e poi nuovamente da sola ma con nuove energie. Quando questi tre momenti sono in equilibrio questa sono io ;Simona che crea(non ho trovato gli aggettivi).

Quali artisti hanno influenzato la tua opera?
Giuseppe Penone per il suo rapporto con la natura, Louise Bourgeois per il suo modo di essere artista e donna, Lawrence Carroll per il suo uso dei colori e ultimamente penso tanto al vortice di acqua scura di un ‘installazione di Anish Kapour.

Cos’è per te l’inquietudine?
L’inquietudine è uno stato per me quasi abituale, difficile da spiegare perché spesso ne sono sommersa. E’ una compagna del mio tempo. Tra l’ignoto e lo stupore… Li in mezzo.

Quando hai iniziato a vederti come artista?
Non so quando ho iniziato. Mi ricordo di me bambina con forbici e matite in mano,
mi ricordo il piacere segreto del fare, e il disturbo, il conflitto, quando non riusciva il risultato che avevo in testa, mi ricordo mio nonno che mi stimolava con frasi in cui palando del suo mondo parlava al mio. E li ci incontravamo. Esprimersi attraverso l’arte è sempre un’incontro. Lui era un contadino artista, seminava nel fare con amore e rispetto profondo  tutto quello che lo circondava.

L’ artista deve reinventarsi ogni giorno?
Ci sono stati tanti momenti in cui mi sono rallentata e così non arrivavano risposte, novità, stimoli. Se non ti reinventi ogni giorno non crei , non scopri piu’ niente. Quello che cerco è quasi uno scavare, un processo da rabdomante per cercare acqua vitale.