Capita un po' a tutti gli artisti, o almeno credo, di fare i conti con il nero e tu?
Per me il nero è "l'angolo bello" di Malevic, l'angolo sacro senza il soggetto.
Per circa 10 anni ho lavorato con l'incisione in bianco e nero:
volevo dominare il foglio bianco soltanto attraverso l'incisione e il passaggio
dei segni incisi su una lastra di metallo fino ad arrivare al segno profondo
nero stampato, la ricerca non si esauriva mai, andava sempre avanti come 
una sfida. Gli elementi, i segni che arrivavano appartenevano alla realtà,
eppure lì, tra il reale e l'irreale si realizzava un fare che era un po' primitivo è
un po' metodico ossessivo: ripetere dentro tutti dei passaggi tecnici per poi
trovare l'improvvisazione, il caso, come elemento fondamentale.
Lì in quel segni e disegni c'era tutta la libertà e la forza di combattere col colore
il nero tanto bello quanto pericoloso, perché a un certo momento non riuscivo
più a staccarmi.
In quegli anni ero statainvitata a partecipare a una mostra con altre 2 artiste: 
Eriko Kito e Kristina Restovic, il titolo che era stato trovato era:
"incidere il vuoto". Un titolo importante, forte, come lo è tutto il lavoro con il nero.
Per me è possibile solo se riesco a tenere sotto controllo le parti bianche, cioè
le parti vuote, per riuscire a fare respirare oppure chiudere tutto il campo visivo.
Il nero per me è legato al vuoto.
Il nero e il bianco sono per me i due colori astratti per eccellenza.
Che poi è la notte, il carbone dopo le fiamme del fuoco, quasi una rivelazione
di quello che rimane e resiste.