Come fossero nelle tasche della mia giacca sassi, semi, granelli di sabbia
abitano nel mio lavoro.
Sono forme primarie, semplici per me fonte inesauribile di ricerca: entrano
nella tela, escono, dialogano, come un alfabeto muto.
Penso ai luoghi sacri : spesso ci sono dei sassi, i sassi mi sembrano come
dei custodi di eternità.
Un sasso lo puoi scagliare, raccogliere, conservare.
Sembra statico ma nel fiume rotola, subisce notevoli modifiche, si arrotonda,
si spacca, cambia forma. Ha come una forza nascosta dentro di sé.
Un seme puo’ star fermo per anni, basta tenerlo nel palmo della mano per
sentire quanto è potente, contiene tutta la pianta.
La buccia del seme ha dei colori bellissimi, i toni di colore sono piu’ scuri
rispetto all’interno. La buccia che contiene il seme è una custode di
memoria.
Tutto ruota intorno all’attesa, la natura insegna l’attesa, lo stare fermi e il
rinascere.
Il lavoro diventa un punto di osservazione sulle cose piuttosto che la cosa
singola in sé.
Un buon lavoro è fatto anche di attesa. E di solitudine
Mi interessano da sempre tutti i materiali che conservano memoria, che il
tempo trasforma e i tanti elementi sparsi diventano un unico grande progetto
che impegna una vita.