Recensioni

Intervista di Luca Rendina a Simona Lombardi - 2016

Come nasce un’idea? Che cos’è l’ispirazione?
Un’idea nasce da pensieri liberi, raccolti nei momenti piu’ disparati. La condizione dell’animo deve essere
quella della leggerezza, del non pensiero. Mi aiuta la lettura,il paesaggio,
i colori appena scende la luce del sole, due parole sradicate  dalla conversazione
del tavolino a fianco al mio in un bar, un viaggio in autostrada con la musica alta.
Piccoli flash improvvisi che aprono nuove idee da portare sul tavolino dello studio.

Raccontami questo ciclo di opere dal titolo  bellissimo e poetico? Come è nato?
Mio figlio, in tanti momenti da piccolo diceva  frasi molto profonde con l’innocenza
di tutti i bambini. Abitiamo in campagna, un posto molto luminoso e penso 
abbiamo tutti noi, io e mie due figli, un buon allenamento alla luce solare che avvolge
e illumina quello che ci circonda. In un giorno cupo, dopo la pioggia, c’era quel cielo grigio, con una 
nebbia densa e umida che avvolgeva tutte le cose, il mio bimbo mi chiese “ma cosa c’è oggi?”  “la nebbia “
Risposi. E dopo poco mi disse: “per me la nebbia è una nuvola che non sa”.
Ecco, quella per me è stata una delle tante definizioni di un ‘immagine dove il sentimento e 
le sensazioni entrano e creano la giusta definizione di uno stato spirituale e nello stesso
tempo materiale. La nebbia è una nuvola, ma non lo sa. 
Dopo anni ho sempre ricordato questa frase perché ho lavorato molto intorno
al tema della consapevolezza, del non sapere che stato emotivo, spirituale e fisico
essere in un preciso momento e a volte per  lungo periodo. E quella confusione, questa confusione ,
la nebbia, non fisica,  ma  interiore, quando avvolge troppo chiude la visuale e lascia sospensione.
Quando sa di essere nuvola, quando ne ha la consapevolezza allora comincia un bel
percorso e si scopre un mondo. La nuvola vola, si muove libera nell’aria.
In questo ciclo di opere, le scatole  di ferro, le tele, le sculture luminose, rientrano in
questa tematica della mia ricerca, cio’ che è velato e cio’ che emerge, colori e forme dallo
spazio nebbioso.

Mi parli della tecnica del tuo lavoro , che mi sembra molto interessante? 
Mi interessano i non colori, quelli poco definiti  e poi mi attirano molto i due opposti,
il bianco e nero. Per anni ho lavorato con l’incisione solo per questo motivo: cercare,
indagare, dal foglio bianco ai segni neri e profondi che una lastra incisa lascia come
traccia su un foglio. Incidere è un lungo lavoro paziente, ma io sono una persona costante
e dunque lentamente lavorare su una lastra mi crea un rituale meditavo.
Quando arrivo alla pittura ho bisogno ancora di tempi lunghi, e dunque mescolo i colori
con la cenere per spegnerli, raggrumarli, opacizzarli. Sovrappongo stoffe e carte per
lavorare intorno alla memoria dei materiali naturali, alle radici interiori che vengono
fuori mentre lavoro.

Con che aggettivi ti presenteresti ad un estraneo?
Primo stare da sola, poi mescolarmi al mondo e poi nuovamente da sola ma con nuove energie.
Quando questi tre momenti sono in equilibrio questa sono io ;Simona che crea(non ho trovato
gli aggettivi)

Quali artisti hanno influenzato la tua opera?
Giuseppe Penone per il suo rapporto con la natura, Louise Bourgeois per il suo modo di
essere artista e donna, Lawrence Carroll per il suo uso dei colori e ultimamente penso
tanto al vortice di acqua scura di un ‘installazione di Anish Kapour.

Cos’è per te l’inquietudine?
L’inquietudine è uno stato per me quasi abituale, difficile da spiegare perché spesso
ne sono sommersa. E’ una compagna del mio tempo. Tra l’ignoto e lo stupore… Li in mezzo

Quando hai iniziato a vederti come artista?
Non so quando ho iniziato. Mi ricordo di me bambina con forbici e matite in mano,
mi ricordo il piacere segreto del fare, e il disturbo, il conflitto, quando non riusciva
il risultato che avevo in testa, mi ricordo mio nonno che mi stimolava con frasi in
cui palando del suo mondo parlava al mio. E li ci incontravamo. Esprimersi attraverso
l’arte è sempre un’incontro. Lui era un contadino artista, seminava nel fare con
amore e rispetto profondo  tutto quello che lo circondava.

L’ artista deve reinventarsi ogni giorno?
Ci sono stati tanti momenti in cui mi sono rallentata e così non arrivavano risposte,
novità, stimoli. Se non ti reinventi ogni giorno non crei , non scopri piu’ niente.
Quello che cerco è quasi uno scavare, un processo da rabdomante per cercare acqua vitale.


Recensione di Enrico Formica - 2011

La celebre  massima di Lord Brummel: “La vera eleganza consiste nel non farsi notare”
potrebbe calzare bene anche per Simona Lombardi. Non si tratta certo di timidezza
o di snobismo; siamo di fronte piuttosto ad una considerazione olistica, complessiva
della pratica artistica come momento di una più ampia realizzazione di una vita equilibrata,
di un umanesimo rispettoso dell'ambiente e dei valori naturali: la famiglia, l'aria aperta,
la meditazione. Una cautela nell'organizzarsi l'esistenza che si traduce in arte di levare,
in misurato ritegno che non ha nulla di freddo, calcolato, scientifico; al contrario,
è un abito di disciplina rigorosa che costringe un carattere romantico e tumultuoso.
Ciò che sopravvive al severo discrimine espressivo non è un segno sintetico e simbolico,
una reductio ad unum come nella Minimal Art, bensì una fulminea intensissima sintesi emotiva,
una nebulosa di energia concentrata. Alle prese con la grandezza della natura e della vita,
l'arte azzarda rispettose pratiche divinatorie, commenti in punta di penna,
indecifrabili frammenti di parole, come dice Murakami nel passo felicemente riportato da Simona.
Nascono così storie senza intreccio, senza un prima né un dopo, ma lo spettatore, chiamato
ad andare loro incontro, a immaginare e completare ciò che è solo alluso e trasmesso
per via tattile, sensitiva, rimane preso nel mistero e nell'emozione mai decifrata
fino in fondo di particolari minimi messi a nudo, di solito elementi naturali esposti
all'azione del vento e della pioggia, ma capaci di accettare il destino con pazienza zen.
La matericità dei lavori non è infatti, come in tanta arte del Novecento, testimonianza delle consunzioni,
delle offese, delle ferite, quanto piuttosto un'immersione piena nell'atmosfera,
una sottomissione apparente agli eventi che nasconde nella sua passività una grande forza di resistenza,
come in certe pratiche orientali. Più a oriente che a occidente, più verso l'alba
che verso il tramonto, guarda quest'arte sottile e allusiva che nasconde sotto un velo
di pudore forza e coraggio inimmaginabili